domenica 30 aprile 2017

Eucharist - Mirrorworlds (1997)

Svezia | War Music

Band dalla storia tormenta questi Eucharist, svedesotti dediti a quella branchia del death metal che non ha ritegno alcuno nell'imbastardirsi con la melodia più orecchiabile.

"Mirrorworlds" è passato in sordina, surclassato da album ben più blasonati, ma la sostanza è bella grossa, e la proposta sonora convince egregiamente, grazie al costante impatto delle chitarre, libere d'esprimersi attraverso una spiccata aggressività.

Batteria furiosa, screaming esasperato e giusto un pizzico d'armonia, per un lavoro da riscoprire e apprezzare.

sabato 29 aprile 2017

Bjørn Riis - Lullabies in a Car Crash (2014)

Norvegia | Karisma Records

Chitarrista e fondatore dei norvegesi Airbag, Bjørn Riis esordisce nel 2014 con il suo primo album solista, "Lullabies in a Car Crash", e l'ombra dei Pink Floyd troneggia di prepotenza.

Melodie liquide e atmosferiche su cui i solo di chitarra pennellano fraseggi eterei e malinconici, brani lunghi e pacati dalle ritmiche mai invadenti, arrangiati con discreto gusto.

La voce del barbuto nordico rimanda agli Anathema del periodo "A Natural Disaster", ma è la sei corde di Gilmour la vera musa ispiratrice dell'intero album.

"Lullabies in a Car Crash" è un lavoro onesto e godibile, che non fa nulla per nascondere un amore evidente, sbandierato dall'autore stesso.

venerdì 28 aprile 2017

Milking the Goatmachine - Milking in Blasphemy (2017)

Germania | NoiseArt Records

Privando i tedeschi Milking the Goatmachine del delirante background "storico", e dell'idiozia dei testi, resta visibile solo l'esile scheletro grindcore da manuale delle giovani marmotte morte.

In "Milking in Blasphemy" non esiste un momento d'umorismo sonoro, un briciolo di devianza che desti l'interesse dell'ascoltatore, ammorbato dai soliti riff, dagli stessi pattern di batteria, dalle classiche vocal al sifone e dalle prevedibili du' palle gonfie di noia.

Tutto è piatto, scontato, riscaldato ed evitabile a cuor leggero.

giovedì 27 aprile 2017

High Plains - Cinderland (2016)

Canada | kranky

"Cinderland" non ha particolari pretese artistiche, né vuole ammonire il popolo gretto e ignorante. A "Cinderland" basta solo accompagnare l'ascoltatore in uno stato di rilassatezza, massaggiando i padiglioni auricolari con melodie semplici, arrangiamenti scarni e atmosfere sognanti.

Il duo conosce bene i rudimenti della musica ambient e ne sfrutta la fluidità per incanalare massicce ondate di neoclassica , arricchendo l'ascolto di bei momenti da brivido emotivo.

Un disco che, pur senza sorprendere, evoca facilmente quella piacevole malinconia introspettiva.  

mercoledì 26 aprile 2017

Progenie Terrestre Pura - U.M.A. (2013)

Italia | Avantgarde Music

Black metal e spazio. Black metal cantato in italiano e fantascienza. Black metal italico di sci-fi imbevuto e ambient pem-pem siderale innestato.

Dal Veneto ad Alpha Centauri con un gusto melodico inaspettatamente "solare" e "gioioso", raro nel genere come forme di vita senziente su questa terra.

Da premiare l'idea ma un po' meno la messa in opera, giustamente sintetica ma ammiccante a repentina monotonia.

Progetto da tenere d'occhio.

martedì 25 aprile 2017

Dan Swanö - Moontower (1998)

Svezia | Black Mark Productions

Unico "episodio solista" a portarne impresso il nome, "Moontower", del musico/produttore svedese Dan Swanö, esprime tutte le influenze del proprio autore attraverso otto tracce di death metal melodico e progressivo.

Ogni elemento è opera del solo tuttofare nordico e il risultato tecnico e sonoro risulta assolutamente di primo piano, ma le "buone vibrazioni" non arrivano mai, nemmeno per un istante.

"Moontower" è preciso nella forma ma noioso nel contenuto, costantemente in balia di melodie gentili e gaudenti gradevoli come un calcio nelle palle, artificiose e impermeabili a emozioni anche solo minimamente spontanee.

Se apprezzate fare sesso con una meravigliosa/o vagina/pene di plastica...

lunedì 24 aprile 2017

At The Gates - At War with Reality (2014)

Svezia | Century Media Records

Non deve essere per niente facile scrivere nuovo materiale dopo un disco come "Slaughter of the Soul".

Se ci mettiamo anche venti anni nel mezzo, posso solo immaginare la discussione tra i quattro di Gothenburg:

"Oh, che cazzo ci mettiamo su questo fottuto coso?"
"Come dici?"
"La stessa roba e pedalare?"
"Ok, tutto deciso. Dai che lo facciamo, dai!"

"At War with Reality" riprende il discorso esattamente dal culmine sonoro raggiunto da quel maledetto capolavoro, senza stravolgere nulla e puntando dritto al cuore dei fan. Durante il primo ascolto il nuovo materiale suona bene e riesce a intrattenere, ma quando si cerca la ciccia, la struttura vacilla e scricchiola.

Gira che ti rigira, i brani hanno poco da dire e scivolano via distrattamente, e nulla può il pacchetto perfettino confezionato dagli At The Gates; scartato il regalo, resta solo una cocente delusione.

domenica 23 aprile 2017

Mantar - Ode to the Flame (2016)

Germania | Nuclear Blast Records

Il duo tedesco non inventa un benemerito cazzo, ma ti schiaffeggia con guanti di carta vetrata a suon di grezzissime bordate black 'n' roll, corrosivi rallentamenti sludge spacca cervicale, riff tamarri ideali per percuotere umani incontrati per caso e ritmi mai esasperati ma che mamma mia il crimine!

"Over to the Flame" ha tutto il gusto crucco per il groove pesante, quella mancanza di tatto ed eleganza che inumidisce il glande ed incrementa la rabbia incontrollata, quando, con la radio a palla, si freccia nel mondo con la bava alla bocca e l'odio nel cuore.

 Grazie Mantar, grazie d'esistere e farmi disprezzare i miei simili.

sabato 22 aprile 2017

Ulver - The Assassination of Julius Caesar (2017)

Norvegia | House of Mythology

Ho già scritto dell'imprevidibilità degli Ulver, ma "The Assassination of Julius Caesar" è andato oltre ogni mia più azzardata fantasia.

I norvegesi hanno confezionato un disco di pop sintetico dalle forti influenze ottantiane, riuscendo nel non facile compito d'evitare figure di merda pacchiane o posticce.

Se il brano d'apertura lascia discretamente freddi, basta ascoltare "Rolling Stone", "So Falls the World", "Southern Gothic" e la meravigliosa "Angelus Novus" per lasciarsi andare a ridicoli movimenti di bacino, canticchiando le ruffiane linee vocali senza vergogna alcuna.

Quando avverti l'ombra degli Spandau Ballet, comprendi che gli Ulver sfoggiano una personalità coraggiosa soltanto d'amare, e gli perdoni pure alcuni brani leziosi (la sopracitata "Nemoralia" e la DiscoEstateRaga "Transverbation") che, pur se dalla forma perfetta, non lasciano chissà quali emozioni ad ascolto ultimato.

Prendere o lasciare, ma sempre stima immensa per chi osa e riesce.

venerdì 21 aprile 2017

The Dale Cooper Quartet and The Dictaphones - Parole de navarre (2011)

Francia | denovali

"Parole de navarre" è il jazz che incontra l'ambient e la sperimentazione, filtrando i propri umori notturni con graffi noise e minimalismo spinto.

Guidare l'ascoltatore nei fumi periferici dei francesi spetta agli strumenti a fiato, malinconici esecutori sdraiati ai bordi di una strada poco illuminata, e gli scenari s'espandono e si perdono in una notte umida e corrotta, in lande percosse da spiriti, anime inquiete e miserabili.

Mai smarrirsi fu più catastroficamente gradevole.

giovedì 20 aprile 2017

Bask - Ramble Beyond (2017)

USA | This Charming Man Records

Mamma quando piacere mi regala questo "Ramble Beyond", secondo album della band di Asheville!

Partendo dal southern rock più tradizionale e melodico, i Bask costruiscono un muro sonoro grasso e armonioso, attingendo dall'impatto proprio del metallo senza smarrire l'innata capacita di scrivere ritornelli che fottono le cervella, ormai assuefatta alle ballatone distorte di cui il disco è ricco.

Un giretto psichedelico piazzato lì, un arpeggio messo di qua, quel riff quasi doom che proprio ci voleva e quaranta minuti volano via, quaranta minuti di musica dura, classica e bella d'ascoltare.

Rocka di brutto!

(°_°)

mercoledì 19 aprile 2017

Falls of Rauros - Vigilance Perennial (2017)

USA | Bindrune Recordings

L'amore triste tra "black metal" e shoegaze non ha sfornato perle memorabili, con troppi album privi di una precisa identità, goffi e inconsistenti, senza quel tocco emotivo che l'assurda commistione lascia presagire.

Se non fosse per la voce abrasiva e le accelerazioni di batteria, "Vigilance Perennial" potrebbe serenamente proporsi ad un pubblico non avvezzo alle ruvidità del metal, tanta è la bella melodia presente nelle tracce.

Il gusto melodico superiore alla media fa risaltare gli americani Falls of Rauros, una piacevole e inaspettata scoperta che mi sento di consigliare ai più malinconici metalloidi.

martedì 18 aprile 2017

Hellbringer - Dominion of Darkness (2012)

Australia | High Roller Records

Questo primo full-lenght dei camberrani (camberrioti?) Hellbringer sembra voler rispondere alla domanda: "che succederebbe se mettessimo insieme i Sodom del periodo "In the Sign of Evil"/"Obsessed by Cruelty" con gli Slayer di "Show no Mercy"/"Hell Awaits"?

Perché nei poco più di quaranta minuti di questo "Dominion of Darkness" quello che salta subito all'orecchio sono proprio le influenze della band di Gelsenkirchen, e soprattutto di quella di Huntington Park. Influenze che danno vita ad un disco di un ottimo "blackened" thrash metal capace di riportare indietro l'ascoltatore a sonorità tipiche del primo lustro degli anni '80.

Ed è proprio questo il merito maggiore del terzetto australiano: l'essere riusciti a confezionare un album che se non fosse per la produzione (più che adeguata, ma per forza di cose molto pulita) sarebbe estremamente verosimile credere possa essere stato rilasciato ventidue o ventitré anni prima della data di pubblicazione effettiva.

Certo che, se vogliamo essere onesti, alla band più che di non voler reinventare la ruota si potrebbe imputare di scendere quasi nel plagio in alcuni riff. Ma per il sottoscritto questo è irrilevante, da grande amante di questo tipo di sonorità non posso far altro che "headbangare" compiaciuto davanti ad un disco come "Dominion of Darkness".

lunedì 17 aprile 2017

Ancient Ascendant - Echoes and Cinder (2014)

Inghilterra | Candlelight Records

Secondo album per questa band inglese che deve aver ascoltato molto attentamente i lavori degli Arch Enemy, senza disdegnare abbondanti ore in compagnia di "Reinkaos" dei mai troppo rimpianti Dissection.

Come avrete intuito, ci troviamo al cospetto di un death melodico dalle pesanti influenze heavy metal, suonato dignitosamente e pieno di bei momenti tamarri.

Le tracce scorrono via che è 'na bellezza, spigliate ed a proprio agio, se non fosse per la malsana idea d'effettare la voce con una distorsione "effetto papero" alquanto fuori contesto.

"Echoes and Cinder" nutre e sazia il lurido metallaro interiore, solleticando proprio in quel punto lì, quello scontato ma efficace.

Peccato per l'anatra rabbiosa.